tesi sull’essenza del male [possibile determinazione]
premessa [con digressione]
1.] un altro carattere del nichilismo teologico [come ad
esempio si deduce dalla teologia magisteriale sotto il pontificato di papa
benedetto XVI] è l’opposizione tra “dio dei filosofi” e “dio della fede”
digressione
... anche
se nell’enciclica “deus caritas est” non
c’è un’opposizione tra eros e agape,
dandosi in essa un recupero dell’eros da parte del
magistero, pur rimanendo
definita come “agape” l’essenza dell’amore
divino/tesi, questa, accolta dall’episteme,
con le precisazioni date: in dio l’amore “come
sacrificio” non può essere l’essenza
del suo amore, perché il sacrificio di dio riguarda solo un
“istante” nella vita divina [i “miliardi di
millenni” di cui è costituito il processo della
creazione], e
l’essenza dell’amore di dio non può essere espressa
in un solo istante. è
piuttosto l’“affetto” [non l’innamoramento],
come quello familiare, genitoriale
e amicale, dal quale può scaturire il sacrificio/ma, nella
concezione cristiana
tradizionale, “agape”/”caritas” non significa
“affetto” [= voler bene],
significa proprio sacrificio, cioè
“dolore”/così mi pare; da wikipedia è inteso
come “dono di sé”, appunto sacrificio/tuttavia,
leggendo la voce “apage” di
wikipedia si comprende che la concezione del magistero ecclesiale
coincide con la concezione
epistemica/tuttavia, si ribadisce questa differenza, leggendo anche la
voce “caritas”:
infatti, la ricerca epistemica ha identificato nell’“amore
disinteressato” una
forma di psicosi e di "follia": io volentieri mi sacrifico per la
persona che “amo” [ad esempio, la mia famiglia],
ma se dovessi pensare che, offrendo la mia vita, "sparisco nel nulla" e
"non ho
alcun premio”/vantaggio, non mi riterrei “puro di
cuore”, ma piuttosto un ingenuo/vale il principio epistemico
"nulla graits eccetto la grazia", dove il premio, naturalmente, sta
nell' al di là: è a questa condizione, ad esempio, che io
volentieri mi dono agli altri, senza pensare di essere considerato un
ingenuo; se ha ragione il card. ravasi, che ci si deve donare per
"bontà", senza volere nulla in cambio, in questo "amore" io vedo
una forma di supponenza, narcisismo e anche di ricatto/dà
infatti "fastidio" essere aiutati dagli altri, ci si sente
"dipendenti"/però è anche vero [e quindi forse qui ci si
sbaglia], che dai propri genitori ci si aspetta, e così da dio,
un amore effettivamente, completamente disinteressato].
tesi
2.] nell’episteme, invece, non c’è opposizione tra “dio dei
filosofi” e “dio della fede”: dio è pagano, e l’uomo, a causa del male, non può
accedere a questa essenza di dio, che all’uomo, a causa del male, rimane “proibita”
[accedervi significa commettere errore speculativamente, e peccato comportabilmente].
3.] dio quindi è accessibile all’uomo, sulla terra, come “dio
della fede”.
4.] ebbene: non sbaglia il pensiero greco quando definisce
dio” immutabile” [aristotele]. il “dio della fede” è ad esempio, per ratzinger,
il dio che può “mutare” [ama secondo l’agape e per questo si sacrifica].
5.] questa mattina [06/12/2013, ore 10:20 circa], quindi, ho intuito che cosa
potrebbe essere il male: è quello che ho sempre detto nel sito:
a.] il problema
dell’invarianza di dio, immutabile, rispetto alla mutazione [varianza, variazione], indotta in dio a causa del processo creativo.
b.] l’essenza
del male sta nel fatto che dio è, a causa della “creazione”, e quindi, in particolare,
della creazione dell’uomo, soggetto a mutamento/variazione/differenza [di cui
un aspetto è, ad esempio, la mutazione genetica di dio/perché dio accoglie l’uomo
anche “strutturalmente” = biologicamente, e quindi bionicamente,
ciberneticamente, in modo trasumanista, ecc./tutte determinazioni proibite all’uomo,
e dall’uomo applicate su di sé in modo legittimo, e soteriologicamente necessario, tramite la
liturgia, eucaristica: essenza], e poiché dio è immutabile, ciò determina:
b1.] la sottoposizione dell’uomo a condizione equivalente
[mutamento dell'uomo = etica].
b2.] il rifiuto da parte di dio, forse anche aprioristico, di alcune creature
[= predestinazione all’inferno/dannazione].
b3.][aspetto fondamentale …] … la stessa “sofferenza di
cristo”, non intesa come variazione, ma come condizione stessa,
nel dio immutabile, per non variare, rispetto alla variazione indotta [in dio,
ora e in futuro: in paradiso] della creazione dell’uomo.
6.] questa mattina ho intuito questo: il male è dovuto [male presente in
dio e da dio “esternalizzato” sul creato] al rapporto tra dio immutabile e dio
che deve mutare perché creatore. quindi la fede cristiana, all’interno di
queste ipotesi, deve “fare i conti” col dio immutabile [“dio dei filosofi”],
per capire l’essenza del male: il male deriva
dal fatto che dio è immutabile, e questo dio immutabile, creando, deve “fare i
conti” con se stesso che “muta” con la creazione, del mondo e dell’uomo.
7.] il male quindi è dovuto proprio al rapporto tra:
a.] dio dei filosofi [immutabile].
b.] dio della fede [che muta, rimanendo immutabile - come dicono
i greci].
la determinazione del pensiero greco secondo cui la divinità
è, per [sua] essenza, “immutabile”, non è un dato speculativo che contraddice la “logica
cristiana”, ma è essa stessa una verità cristiana, che contribuisce a spiegare
dio, come la tesi, cristiana, secondo cui dio crea, muta, e soffre [in cristo] per la
creazione e la salvezza dell’uomo.