cos’è la paura della morte
1.] questa analisi è esclusivamente psicologica.
2.] l’uomo [in base a un principio a carattere sociologico introdotto dall’episteme] percepisce tutto ciò che vede, e in cui vive, come “paradiso”. se non è il paradiso, cerca di realizzarlo. da questo principio conseguono numerose implicazioni:

a.] civilizzazione urbanistica,
b.] rivoluzione industriale,
c.] domotica,
d.] civiltà della tecnica,
f.] quindi: tecnica come ambiente artificiale.

3.] quindi la morte viene percepita [per codificazione negativa = infernalizzazione] come “caduta” [dall’eden come dal paradiso]. se non ci si trova in paradiso, nella configurazione definitiva ci si torva solo nell’inferno [non esistono, dopo l’apocatastasi, situazioni “intermedie”: dio non fa favori agli “atei buoni” creando “paradisi paralleli”; non lo fa perché la necessità non gli consente di farlo, e quindi per questo neppure vuole farlo].
4.] quindi la morte, come distacco dalla terra [“distacco terreno”], percepita la terra come paradiso [per il principio di cui al punto 2.] = paradisizzazione come codificazione positiva], è percepita come caduta all’inferno, e per questo fa paura.
5.] altre fondamentali cause d’angoscia sono:
 
a.] il senso del nulla dopo la morte [anche indotto dal dubbio di fede]; nulla dietro cui potrebbe nascondersi l’inferno [inconsciamente], perché è stato detto che l’uomo, dopo la morte, “non è”, e quindi se teme il nulla significa che si proietta, immortale e eterno, dopo la morte, “nel nulla” [che quindi “è”: appunto, l’inferno, “buio” in cui vivo].
b.] la fondamentale perdita di controllo sulla propria vita e esistenza; per tre ragioni:
 
b1.] perdita di controllo di tipo psicologico: vivo, ma non scelgo, non decido. in paradiso tutti i propri pensieri e le proprie azioni sono [sembrano, teologicamente] “passivi” [questo è un nuovo problema/questione teologica: è effettivamente così ? è vera vita, felice, il fatto che ogni pensiero e azione, in paradiso, sono comandate da dio, dall’inconscio ?].
b2.] perdita di controllo da contesto: indifferentemente se in paradiso o all’inferno, il “nuovo” fa sempre paura [timore da adattamento a nuovo contesto].
b3.] perdita di controllo da giudizio e quindi infernalizzazione: se penso di trovarmi dopo la morte all’inferno, se ho questo sospetto in vita, temo la morte.
 
c.] paura di una condizione eterna sempre uguale e ciò in modo irreversibile: come sarà la [mia] vita nell'al di là ? come trascorrerò il "tempo" ? [sempre uguale ...; con quali eventi ?]

6.] altra causa quindi è l’etica: il sospetto di un possibile e potenziale giudizio, attualmente non rimediabile, di “condanna”, mi fa temere la morte, perché la morte equivale a infernalizzazione [punto b3.] di b.] del punto 5.]].
7.] in sintesi, la paura della morte è dovuta a queste quattro cause:

a.] effetto-caduta [strappo dalla terra che è codificata come cielo].
b.] effetto-nulla [in cui mi proietto, e quindi effetto-inferno].
c.] effetto-colpa [inferno].
d.] effetto-eterno [paradiso].