dimostrazione che l'uomo non è un essere limitato/finito: la concezione della finitudine come proiezione inconscia di possessione demonica [= "malignità del diavolo"]/fondamenti di psicoterapia epistemica: dimostrazione della tesi severiniana secondo cui "l'uomo è un re e non sa di esserlo"
1.] questi concetti sono già stati esposti.
2.] in base alla condizione [principio] di continuità tra al di qua e al di là, in base al quale il paradiso non può essere “tutt’altra cosa” rispetto alla dimensione terrena, perché ciò che, di me, va in paradiso è/sono “me stesso” [altrimenti, se è/sono altro da me, non sono io, e il paradiso in questo caso “nulla mi giova”], allora ciò che va in paradiso “sono io”, e non solo: ma la parte più importante che va in paradiso e che sarà in paradiso, è il mio “io”, il quale, come autocoscienza, è ben più importante/prezioso del futuro corpo glorioso [come, senza l’“io”, non può godere].
3.] e allora già qui in terra esiste ciò che, in futuro in paradiso, è la cosa più importante, anche di dio: il mio “io”, perché, sia qui che in paradiso, io cerco di giovare a me stesso, come dio giova a se stesso [io non solo vivo “per” dio; altrimenti sarei alienato].
4.] allora già qui in terra esiste l’“assoluto” [in terra].
5.] inoltre, per la fisica epistemica, come essa mostra nei suoi schemi, tutti i corpi [come presa la vita biologica] hanno estensione infinita.
6.] io inoltre, anche in base al principio di continuità, non sono limitato e finito: se contengo i miei desideri, e se quelli infiniti li proietto in paradiso, non sono un soggetto frustrato: e allora, nella prospettiva della felicità eterna, sono già ora “felice”: sia nel corpo sia nello spirito io allora sono un essere assoluto e infinito, e mai limitato e finito [sono tale solo nel peccato].
7.] l’idea che io sia, in quanto uomo mortale [e come tale si avanza l’errato concetto di discontinuità tra al di qua e al di là], sia un essere limitato e finito è solo una “malignità” del demone: simile a un giudizio cattivo della gente che mi circonda, talmente persuasivo che [come dice socrate] io stesso credo ad esso; infatti, tutta la storia della filosofia, eccetto severino, dice che l’uomo è un essere finito, e anche alcuni preti dicono che il paradiso è “tutt’altra cosa” rispetto alla terra [come se in paradiso io divengo "altro" da me]. i preti dicono inoltre che "dio è più importante dell'uomo". ma allora dio a cosa mi giova ?
 
fondamenti di psicoterapia epistemica: dimostrazione della tesi severiniana secondo cui "l'uomo è un re e non sa di esserlo"
 
8.] severino dice che “l’uomo è un re e non sa di esserlo”.
9.] l’ho sempre detto anch’io, riprendendo le parole di gesù: “voi siete dei”.
10.] ma ciò, aggiunge e precisa l’episteme, a condizione che l’uomo non commetta peccato [cioè sia uomo etico].
11.] alcuni psicologi [e vescovi] sono essi stessi "malati": sviliscono il soggetto/paziente, dicendo che lui non è importante e che nessuno è necessario e essenziale. non così per dio. naturalmente l’uomo è importante come figlio di dio, se virtuoso [se non lo è può eventualmente ancora sempre rimediare], e lo è per dio e per tutti gli uomini, in relazione alla verità e non alle opere umane: l’uomo è importante dal punto di vista della virtù, e solo "in quanto uomo" [creatura privilegiata come figlio di dio], non del riconoscimento sociale. questo è anche importante e premia l’uomo, affinchè [come dice il vangelo] “siano manifestate le opere buone degli uomini, nelle quali appare la gloria di cristo”.

nota

12.] per ogni determinazione il sapere epistemico individua l'essenza: l'essenza della finitudine è la condizione del dannato, alla quale l'uomo moderno si assimila [condizione di disperazione della modernità][assimilandosi l'uomo moderno anche alla condizione dell'anima beata - sempre per simulazione/e in ciò è posseduto/ossesso].