commento ad articolo di
emanuele severino "perchè non siamo figli del nulla" pubblicato sul
corriere della sera in data 10 aprile 2014
1.] l’episteme ha
una concezione positiva dell’inferno, luogo per il piacere di dio e delle
anime.
2.] quando si parla
dell’inferno come luogo negativo, ciò è corretto in relazione alle anime
dannate, che, si può dire, sono bruciate [e schiacciate] dal “piacere” di dio
[come anche dice un detto: “il fuoco dell’amore di dio scalda i beati e brucia
i dannati”].
3.] l’episteme non è
riuscito a formulare una opportuna rappresentazione dell’inferno, né del nulla.
4.] si ritiene che
il nulla non sia l’inferno.
5.] si ritiene che
dietro un uso del concetto di nulla effettuato dall’uomo [e da
severino] si
nasconda l’inferno, e ciò che esso costituisce per i
futuri dannati: luogo di
terribile pena, eterna. cioè l'uomo usa il concetto di nulla per
rimuovere/censuare, nell'inconscio, l'inferno, e il concetto di nulla
si presta bene a tale rimozione, perchè il "nulla annulla" e,
annullando l'inferno [confondendosi con esso], lo nasconde [proteggendo
l'uomo].
6.] severino pone l’accento
sul nulla e sempre trascura, nei suoi scritti, l’inferno. questo
perchè l'inferno è un concetto dal contenuto morale.
7.] nell’articolo
severino [solo] accenna all’inferno, riportando un giudizio di sant’agostino, secondo
il quale il nulla è peggio dell’inferno. ciò contraddice
la parola di gesù, che, dicendo che “è
meglio non essere nati [quindi il nulla] piuttosto che finire nella geenna”,
sostiene quindi che l’inferno è in realtà peggio del nulla.
8.] quindi, il vero
problema per l’uomo non è il nulla, ma l’inferno.
9.] il sottinteso
della riflessione di severino è che, anche in prospettiva
cristiana, se l’uomo
proviene dal nulla [come dice lo scienziato astrofisico lawrence
krauss, un cui libro costituisce lo spunto dell'articolo di severino],
l'uomo è
destinato a tornarvi: severino offre come soluzione al problema del
nulla l’eternità degli enti, per
cui l’uomo non proviene dal nulla [e quindi non esiste il dio
creatore, nè la morale e l'inferno].
10.] per l’episteme
la creazione è ex-nulla e ex-inferno. per l’episteme
la creazione è anche ex-essere, esistenza come intero che include il tutto indifferenziato [come
anche ipotizzava - mi pare - wittgenstein]. l'essere e il nulla sono interfacciati: ex-nihilo significa anche ex-esistentia.
11.] ratzinger accenna,
forse, a severino quando dice che il creato non proviene dal nulla, ma
è un
pensiero [eterno] di dio. anche a ratzinger non convince cioè
l'idea che l'essere [del creato] possa derivare dal nulla. in
realtà, nell'episteme, la provenienza del creato dal nulla non
fa problema, perchè questo nulla è anche ciò che
heidegger pensa del nulla: l'essere stesso anche inteso come pienezza,
indifferenziato.
12.] in realtà, secondo l'episteme, come
l’inferno è anche positivo, così lo è il nulla, che non va temuto: il creato
proviene dal nulla, ma neppure dio può più annullarlo: tutto sarà, in futuro, ormai eterno; il
"problema" del destino del creato e dell’uomo non è quindi il
nulla, ma l’inferno. e quindi questo "problema" è anche etico.
[il "problema" è la salvezza.]
13.] dietro il
concetto di “oscurità”, di cui parla severino, sta quindi quel nulla dietro cui
si nasconde [è censurato] l’inferno.
14.] e ciò quindi ha
implicazioni etiche.
15.] l’inferno non è
minaccia e avvertimento, ma è piuttosto, più
positivamente, “ammonimento”. si ammonisce l'uomo, da parte
di dio [l'ammonizione è una specie di minaccia], perchè
dio ama e vuole bene all'uomo, e lo avverte che c'è un limite al
comportamento dell'uomo come al potere salvifico di dio, limite ad
esempio espresso nella parabola delle vergini, come limite temporale
per la conversione.
16.] nell’inconscio
dell’uomo sta quindi il terrore per l’inferno, che severino rimuove con il
concetto di nulla, usando le parole di sant’agostino per dire che il nulla è
peggiore dell’inferno, quando invece gesù dice che l’inferno è peggiore del
nulla [per cui il pensiero di sant'agostino è un errore].
nota
severino riporta il pensiero di sant’agostino, secondo il quale “gli uomini preferirebbero la dannazione
eterna al loro definitivo annullamento”. ciò contraddice le parole di gesù, che
dice: “sarebbe meglio per quell’uomo non
essere mai nato, piuttosto che finire nella geenna”.