perché è corretto il concetto epistemico di super-uomo/sui fondamenti superomistici dell'etica
intesa come [super]potenziamento dell'uomo [in senso morale]
1.] l’uomo non è sufficiente per essere salvato.
2.] l’uomo è in sé stesso insufficiente per essere salvato.
3.] all’interno di un concetto di sufficienza stanno i
disabili mentali [coloro che non possono “capire”, la cui consapevolezza è
inconscia], i feti abortiti e i “minorenni” [tali dal punto di vista dell’immaturità
nella consapevolezza].
4.] l’uomo che può essere salvato, e che rischia di non
essere salvato, è l’uomo in quanto uomo, nella pienezza delle sue facoltà
morali: l’uomo, così com’è, è una persona a cui la necessità [e forse anche
dio] chiedono qualcosa per essere salvato:
a.] un orientamento fondamentalmente casto,
b.] l’irreversibilità di un comportamento moralmente
orientato,
c.] il dovere nel lavoro,
d.] la correttezza [morale] nei rapporti sociali,
e.] possibilmente una vita di fede e di pratica religiosa “corretta”.
5.] poiché dunque l’uomo, senza queste cose [considerate
insieme o anche separatamente], non può essere salvato, ecco che
ciò che viene
salvato è l’“uomo-con-queste-cose”. [anche
"separatamente" perchè dio, nel giudizio universale, cerca un
"appiglio" che possa giustificare la salvezza dell'uomo, e questo
appiglio non è una vuota fede, ma un'opera che è costata
almeno un sacrificio, giudicato "sufficiente": sia a fare il bene, sia
a riparare il male eventuale.]
6.] quindi viene salvato un uomo che si trasforma: l’uomo
che rispetto alle condizioni di partenza [uomo in quanto uomo senza
cambiamenti], diviene un qualcosa in più rispetto a ciò che era. questo qualcosa
in più è l’uomo come oltre-uomo: il super-uomo [di nietzsche].
7.] in queste proposizioni sono poste anche determinazioni
sui fondamenti [superomistici] dell’etica.